facoltativamente rossa...

Visualizzazione post con etichetta vita strega. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vita strega. Mostra tutti i post

12/02/19

Come Lady Hawke

Ti cerco ogni singola notte, sai? 
Perché quello è il momento in cui andiamo a dormire e mentre sprofondiamo nel sonno non ci sono distanze.

Il momento in cui si dileguano i margini e mi appoggio a te. Trovo la tua pelle. Trovo il tuo respiro. Ti riconosco. Lo sai che ti riconoscerò ogni volta.

Quello, è il nostro momento. 
Ti trattengo in quel margine che non è dove vivo io, né dove tu ora esisti. Il nostro mondo a metà. In questo mondo sul limite, oggi, ti prego, allarga le braccia come sai. 

Perché ti stringerò più forte. 
Ti stringerò sino a che il tuo e il mio cuore andranno in risonanza, come sempre. E per un istante, un istante del nostro mondo a parte tu ci sarai. 

Come sempre.




08/06/16

Il canto...


Ricordi quando facevi il sarcastico, sino all'estremo? spiritoso e pungente. Anche quello è un modo per estrarre dolore, come miele dall'alveare. Mi dicevi "Poi facciamo come in Ghost" e sorridevi di sbieco. Schernendo te stesso.
Invece lo hai fatto sul serio, e so che è vero. Se non lo avessi vissuto sulla nostra pelle, lo crederei una follia.
Né mi importa di come, questa cosa, potrebbe essere considerata dagli 'altri'. La pelle e il cuore sono miei, non ho necessità di nessuna verifica.
Uno dei meravigliosi doni che mi hai fatto anche oltre, è stata un'amicizia.
Arrivata a me con percorsi improbabili e imprevedibili, tanto che non puoi pensare al caso, alla fortuna, agli incroci di circostante fortunate.
Che riuscisse a contattare me, in quella maniera era la cosa più improbabile del mondo. E invece.
La più intima amica della tua mamma è arrivata a me.
E' diventata una delle persone che mi stanno più vicine al mondo. E' come se si fosse sostituita alla tua, di voce. E' come se mi lasciasse gli abbracci e il sostegno che erano solo tuoi.
E' come se, attraverso lei, io avessi modo di parlare con una suocera che non ho mai avuto modo di conoscere, se non attraverso te. E ora, attraverso Flavia meravigliosa ultraottantenne, amica d'anima di Mirella.
Ed è il modo con cui tu fai come in Ghost. Del resto, me lo avevi promesso...

Alla fine del giorno quando la morte
verrà alla tua porta,
quale tesoro tu le darai?
A lei io porterò un’anima traboccante;
non la lascerò a mani vuote,
il giorno che la morte
verrà alla mia porta.
Molte notti d’autunno e di primavera,
molti tramonti e molte aurore,
con molta ambrosia si sono versati nel calice della vita.
Al tocco di luci ed ombre, di gioie e di dolori
il mio cuore si è ricolmato
di fiori e frutti.
L’ultimo giorno l’ornerò
di questo tesoro, di tutte le ricchezze
che ho potuto raccogliere:
il giorno che la morte verrà alla mia porta.
R. Tagore Silaidoho, 10 luglio 1910





27/09/12

Inseguendo le farfalle

il balcone

Ho vissuto giornate calde, ma calde. Del resto lo hanno scritto tutti, lo hanno detto tutti, lo hanno sentito tutti. Che era molto caldo. E per non essere mai presenti a se stessi, felici di essere, e privi di ansie, piu’ provavo caldo piu’ pensavo – quasi a consolarmi, o ad ammonirmi, non so – al freddo che ho provato in certi inverni. Alla stufa che non riusciva a scaldare piu’ in la’ di un paio di metri,  i muri freddi,  in bagno far pipi’ di corsa, la doccia non parliamone che non e’ bello trovarsi a considerare la possibilita’ di farla completamente vestiti. E piu’ pensavo ai ghiaccioli appesi al tetto, al freddo che ti rimane nelle ossa, piu’ non riuscivo a immaginarmi la sensazione, di quel gelo. Proprio non mi capacitavo, con quei quasi quaranta gradi di temperatura, ma umida, che mi incollavano alla scrivania, alla sedia. Che ti alzi e hai la gonnellina che si infila in mezzo a non ti dico dove, ma puoi fare uno sforzo di immaginazione, lo so.
Ovviamente il prossimo febbraio - quando saremo probabilmente a meno ventigradi - pensero' con insistenza al calore urfido di luglio, giusto per mantenere questo bel modus schizofrenico.
E niente. E’ passata.
C’era tanto caldo, l’aria marina di Genova. Le persone vestite poco che giravano praticamente con le ciabatte, secchiello e paletta in mano. Le abbronzature esibite: capivi che era proprio estate. 
In una citta’ di mare, lo capisci di piu’, che e’ estate. 
Ne senti proprio l’odore. Di salmastro caldo, di ciottoli roventi. Ti pare di vedere gli ombrelloni, anche se sei in centro storico e non sulla spiaggia. Perche’ nelle citta’ che porgono sul mare, questo si estende, ha dita lunghe. Arriva a lambire con i suoi odori, con i suoi rumori. Anche nei punti in cui il mare non lo immagini nemmeno, neanche sai che c’e’, o in quale direzione sia.
Ecco. E’ stato un istante, come un fotogramma. Con i prati riarsi, che odoravano quasi di erba calda e bruciata. L’aria irrespirabile, che aspettavi tanto l’arrivo della sera per un poco di brezza, e poi alla sera era uguale.  Le notti con le finestre aperte, che e’ anche bello vedere le stelle oltre il bordo del letto.
Poi, niente. E gia’ tutto finito, e ti trovi a settembre che non sai come. Sei senza riassunto della tua stagione calda. Perche’ ti viene in mente solo a immagini, ma senza filo conduttore nel centro. Hai avuto il tuo allevamento di calabroni (le api sono troppo banali), hai fatto molti giri in cerca di cibi genuini, hai assaggiato piu’ salami di quanto il tuo organismo potesse tollerare, e non stai parlando per metafore porno, no, parli proprio di insaccati.
E ora? Non lo so, ora penso a diventar grande.
Mi sono detta che e’ quello che mi manca.

Sara’ il mio nuovo proposito: che io mi sa, continuo a crescere e marcire, mica a maturare.

31/01/12

Al tempo de' tremuoti.



Ci vogliono le botte di culo civogliono. Che prima – e siamo solo a venerdi’ (scorso) – cerchi di scendere al lavoro e invece niente treni. Ma nenache a pagarli, guarda. Neanche ad aspettare li’ sul binario al gelo, prima un ritardo, poi un po’ di piu’. Niente. Che dicessero subito che il povero treno lo hanno soppresso come n’cavallo zoppo. No. Cinque minuti. No, scusate cari e dolci fruitori dei sedili sporchi e delle carrozze gelide, i minuti sono venti. Oh, acciderbolina, siete ancora li’ sul binario come cetrioli in salamoia? Ma che disdetta! Perche’ Cari utenti del treninosanto, ora sono settantacinque – avete capito giusto, davvero, non siamo spiritosi siamo solo geniali – minuti di porcoritardo. E niente. Li’ ogni volta che entri e esci dalla sala d’aspetto che alla fine odora di piedi al tepor di calorifero del povero senzatetto che s’e’ ritirato al calduccio (che almeno le stazioni servono a qualcosa di caritatevole e buono, ogni tanto) e odora di giornali spiegazzati nervosamente, e di sciarpe annodate e di incazzatura svaporante dai cappelli. Ecco. Che alla fine i treni ti hanno temprato la pazienza ma anche i polmoni, dopo una mattinata cosi’, sti simpaticoni.
Ma per fortuna arriva il fine settimana, e sei gia’ contenta che sali a Torino dall’Ammmmoretuo e quindi va bene, pazienza anche lo sciopero dei treni. Tu li freghi, che ora prendi l’auto. Anche se pagare il carburante pel viaggio te sei impegnato un rognone. Per dire. Sali che ti guidi che ti sali, e fai dei bei pezzi di provinciale – tanto e’ parallela (na’mazzaferrata) e almeno risparmi di autostrada – e senti alla radio che c’e’ stato il terremoto. Allafaccia! Poi? Ancora qualcosa deve succedere? Gli ufo? Un tornado? La bufera di neve?
La terza che hai detto. Quella. Che gia’ il viaggio Alessandria (vuoi uscire per Acqui la bollente? No grazie, proseguo), poi Asti (vuoi na’ botte da cinquecento litri? Vuoi na duja? Mapeccarita’, sono a dieta rigida, solo tremila calorie al giorno non di piu’) e alla fine… non lo so. Mi son persa. A furia di proseguire per strade di provincia provinciali io non so piu’ dove sto andando. So solo che c’e’ scritto Milano tangenziale Nord.
No vabbe’, dai, scherzo. Ero nella famosissima cittadina dove e’ nata la SimonaVentura. Pero’ era indice indiscutibile nonche’ indubitabile che ero di parecchio fuori strada. Ho visto panorami belli pero’, questo si’. Che e gia’ qualcosa, e alla fine dopo solo quattro ore di viaggio sono arrivata a casa – contro le due che ci metto in autostrada, bella furba io! – e credevo che cagnino, nel suo spazio bagagliaio di griglia salvaconducente munito, fosse deceduto di noia. Che io a chiamarlo, a fischiare, e chiama chiama. Lui niente. S’e’ spaventato del terremoto, vuoi vedere? Mi si e’ aperto il portellone quando mi sono fermata per rispondere al telefono, omioddio, vuoi vedere che l’ho perso a Castello d’Annone, che non so quasi che posto sperduto sia, figurati un po’. Ecco, pensieri del genere che son mica piacevoli, che poi mentre li fai te li pensi e ripensi, e alla fine ti convinci. Ecco. Tanto che son scesa dall’auto, in tangenziale di Torino (che non e’ una cosa sempre consigliabile) per vedere se era vivoomorto. Sbadigliava, il merda.
Ecco. E poi si sono aperte le cateratte della neve, diosantodelcielo innevato. Che menomale che io ch’io il suv (ma mica per farelafiga, e’ che abito n’cima ai monti e in mezzo aiboschi, io. E quindi), e alla fine anche se la fifa regna, uno poi guida sino a casa, prima o poi, no? Che l’Ammoremio mica mi ha lasciata andare via subito, percarita’. La scusa del maltempo era cosi’ carina del resto.
E quindi?
Ecco, volevo dire che c’e’ qualcosa di strano e sbagliato in questa vita come la conduciamo noi. Che alla fine basta fermarti – per forza degli eventi e non della volonta’ ma non significa – un po’, rallentare. Guardarti intorno e riprendere ritmi che la quotidianita’ fa dimenticare.
La verita’ e’ che viamo in maniera innaturale, che non ci puo’ rendere felici. Lo so perche’ oggi ero davanti alla stufa accesa. Fuori cadevano fiocchi di neve. I gatti addormentati a formare due ciambelle. Il naso bagnato del mio cane che saltava nella neve alta. E un sorriso dentro.
Come un cuore caldo che puoi tenere stretto, e non ti viene da chiedere altro. Ne’ cose, ne’ oggetti. Solo quel tepore e quel benessere…
Da non chiedere altro che esserci. Essere li’.

26/11/11

Gli Addams e noi, siamo parenti. Giuro.

La famiglia Addams ci fa un baffo, a noi.
Fidati. Facciamo affinare i formaggi e siamo orgogliosi quando fanno le muffe e puzzano di cadavere. Salmistriamo pezzi di animali morti. E anche quando ci facciamo gli scherzi, uguale. Stesso humor. Che prima o poi, scherza scherza mi troverete bollita (almeno per quanto concerne il costato) e insaccata (per la parte relativa alle cosce), per dire.
E infatti stamattina, ero in bagno che mi lavavo i capelli. Gia', ogni tanto mi lavo anche.
E a un certo punto...
Strega: "Mucciottinooooooo, aiuto! vieni che qui in bagno c'e' uno scorpione nella vasca!"
Lui e' al piano di sopra, che si sta facendo le sue letture traquillo, le sue sigarette, i fatti suoi insomma. E appare allarmato dalla mia richiesta di aiuto.
Lui: "Rivoooo, rivo Muccia, ti salvo io, non ti preoccupare!!"
(col cacchio che ha risposto cosi', mi ha detto "Cosaaaaaaaaaaaaa? cosa? capisco niente quando sei al piano di sotto ziocan! parla piu' forte! cosa hai trovato? uno zircone??"
Strega: "Ma nooo casso! uno SCORPIONE! un grosso e grasso scorpione nella vasca!! aiuto, salvami! vieni a prenderlo!"
(che lui salva tutti gli animaletti, belli o brutti che siano e si limita a defenestrarli fuori, mica li schiaccia come n'ignorante cafone)
"Oh, arrivo. Prendo un pezzo di carta e qualcosa per raccoglierlo, aspetta eh!!"
(e la Strega paziente, con i capelli a puccia e il sapone a far le bolle sugli occhi).
"Sbrigati Mucciooooo! e' enorme! fa paurissima!"
(che intanto sente il suo Muccio, su al piano di sopra che traffica, che fa qualcosa, e immagina che stia prendendo pezzi di cartapaglia, qualche ciuppottino di plastica tipo contenitore, qualcosa per salvare e defenestrare il temibile scorpione).
"Mucciooo, devi vedere quant'e' grosso!!! corri corri!"
Rumore di passi giu' dalle scale, e finalmente il Muccio arriva in bagno. La Strega e' li' che se ci avesse i baffi nasconderebbe delle cose, sotto.
Lui: "E allora? lo scorpione?? dove e' il terribile scorpione che fa tanta paura alla mia Muccia?"
"Eccolo, guarda! E' li!'"
E la Strega indica il contenuto della vasca: "Questo!".



Ecco, capirete perche' la Strega si e' guadagnata un viaggio gratis affanculo.