Che e’ la giornata del gatto lo sapevi? Che la Miti’ lo ha detto cosi’ bene qui che vale la pena di leggere tutto, fidati.
E questa giornata mi piace, guarda, certo piu’ di quella della donna della mamma e dello zio.
Almeno, i gatti sono sicuramente una presenza discreta e amata, nelle nostre vite. Cosa che mica sempre si puo’ dire per le altre categorie, razze, quella roba li’ insomma.
E da questo punto di vista, quello del gatto intendo, io non mi faccio mancare niente. Che chi ha gatti lo sa, uno vale come due, due valgono come una decina. Non si capisce perche’, ma tu fidati.
Anche l’altra sera: cercavo di studiare, io. Ecco.
E prima fornisci loro la cena, poi pulisci le loro stanze da bagno (prima che lo faccia il cane, mangiando sabbietta e contenuto della stessa), e poi cerca di difendere la loro cena dalle canine fauci (che lui ha’ gia’ abbondantemente mangiato. E voracemente mangiato. Nonche’ abbondantemente. Lo avevo detto ‘abbondantemente’?. Ecco). E poi carezzali se ti salgono sulle ginocchia (nonostante lo abbiano appena fatto effettuando una scalata mezzo unghie. Ben conficcate, ovvio), e cerca di non farli rimanere troppo male se hai urlato nella loro ascesa. Potrebbero risultarti offesi. E poi sposta l’altro, dei due. Dal tuo libro.
Spostato che lo hai, aggiusta pure la pagina strappata con un po’ di scotch. Quello trasparente da architetti andra’ bene, cosi’ forse la speranza di leggere ancora quella riga… si sa mai. Forse. Poi sposta il primo che, dal tuo grembo sta giocando a prenderti la penna.
L’altro non ha gradito e da sopra il tavolo mena grandi zampate: la penna ha deciso, e’ sua. Putacaso le zampate non arrivano al suo parentegatto, no, e nemmeno alla penna. Arrivano sulle manitue. Sposta il gatto numero uno, posandolo sulla sedia vicina anziche’ sulle tue rigategambe, sposta il gatto numero due da sopra il tavolo, sopra al libro. Ma intanto il gatto numero uno non e’ rimasto sulla calda stoffa del comodo cuscino della sedia, no. E’ salito a sua volta, con rocambolesco slancio, sul tavolo dove stai ancora cercando di sfrattare l’altro. Per cui ne esce un diverbio di meeeeeeee mmmmmmmmmmm, gnnnnnnnnnnnn che se non stai attento ti fanno a strisce anche la penna, il quaderno (gia’ firmato a tondissimi cuscinetti zampeschi) nonche’ il naso.
Spostato che lo hai, aggiusta pure la pagina strappata con un po’ di scotch. Quello trasparente da architetti andra’ bene, cosi’ forse la speranza di leggere ancora quella riga… si sa mai. Forse. Poi sposta il primo che, dal tuo grembo sta giocando a prenderti la penna.
L’altro non ha gradito e da sopra il tavolo mena grandi zampate: la penna ha deciso, e’ sua. Putacaso le zampate non arrivano al suo parentegatto, no, e nemmeno alla penna. Arrivano sulle manitue. Sposta il gatto numero uno, posandolo sulla sedia vicina anziche’ sulle tue rigategambe, sposta il gatto numero due da sopra il tavolo, sopra al libro. Ma intanto il gatto numero uno non e’ rimasto sulla calda stoffa del comodo cuscino della sedia, no. E’ salito a sua volta, con rocambolesco slancio, sul tavolo dove stai ancora cercando di sfrattare l’altro. Per cui ne esce un diverbio di meeeeeeee mmmmmmmmmmm, gnnnnnnnnnnnn che se non stai attento ti fanno a strisce anche la penna, il quaderno (gia’ firmato a tondissimi cuscinetti zampeschi) nonche’ il naso.
Ecco, il naso, lo sapevo che eri troppo vicino all’inferno gattesco. Io ti avevo anche avvisato… vabbe’.
L’unico modo per sedare la lite furibonda e’ andarsene. Tu non studierai piu’, non avrai piu’ una scrivania/tavolo/qualsiasi superficie utile ai tuoi affari. Loro avranno iniziato a fare le sfingi nei punti che meno gli si addicono, ma li’ sopra ci staranno benissimo.
Fidati, da diogatto!
