facoltativamente rossa...

Visualizzazione post con etichetta maledetta me. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta maledetta me. Mostra tutti i post

22/08/12

Chi ti credi di essere?

solo capre. Tante.

Che poi sembra quasi ci si senta in obbligo di timbrare un cartellino immaginario, se non si parla delle vacanze. Elogiando quelle gia’ fatte e ansimando quelle ancor da godere. E’ tutto un parlare di viaggi, di partenze, aerei e auto. E vi invidio ammerda, a voi, che ne avete anche la sola voglia di parlarne. Come in uno specchio rovesciato, lo sto facendo pur’io beninteso. E’ che io lo sto guardando questo quadro, ma per cristarci dentro. Ecco.
A dire il vero, no, non provo nemmeno invidia, figurarsi, una che non invidia mai niente come me.
E’ un fastidio, piu’ che altro. Il fastidio di constatare che siamo le solite pecore, che devono devono, proprio devono avere assolutamente quello che qualche stregone dall’alto delle tivvi’ o dei giornali (che poi, mi dirai mica che c’e’ differenza, vero?) qualche stregone del momento, qualche pifferaio magico, ha decretato come desiderabile. O quel viaggio o quel posto ameno, qualche localita’ di gran moda, d’urlo praticamente. Che bisogna, guarda bisogna proprio avere in carnet.
E quindi non si viaggia: si transumanza.
Li vedo sai? sudati e incazzati in coda per prendere il traghetto, qui sotto alla Marittima. Ore e ore sotto al sole implacabile di questo agosto. O in coda – la coda e’ sinonimo di ferie, la coda spesso e’ la feria stessa – in autostrada. In coda all’Outlet. In coda per prendere il gelato. In coda per entrare nell’unico museo aperto – che bisogna proprio visitarlo la vigilia di ferragosto, e’ ovvio – e nel quale osserveranno solo il pavimento lucido, e quello specchio d’entrata dove si scatteranno una foto da lanciare su Facebook. Cristosanto! Sono andato al museo, io!
Per dire, poi, ‘ho fatto’, ‘sono andato’ sostanzialmente ‘ho pagato’, e ‘mi sono permesso anche io quello che si permettono tutti gli altri’. Mi chiedo, vagamente, se qualcuna di queste pecore davvero aveva in animo d’andare dove stava per dirigere le terga. O se ha scelto per sentito dire. Se si e’ spostato per far contento la moglie, il marito, fidanzato/a di turno. Fors’anche l’amante tiranno.
Non lo so.
Ma che ci fanno li’ in coda, al sole. Fuori dalle auto arroventate, ad attendere. Che cacchiotiattendi? Ho la sgradevole sensazione di vedere, sempre di piu’, tanta carne da tritume intorno, non persone. Tante ‘robe’ che camminano, cafonamente, senza ritegno ne’ educazione. Tanti pezzi di carne rivestiti di pezze. Sulle maglie, sui vestiti, tanti firme ripiene di niente. Tanta spazzatura che ha la pretesa di chiamarsi ‘persona’, e Persona non e’.
E la terribile consapevolezza di essere una di questi.

18/05/12

La donnina nera.



Ho cosi’ tanto silenzio qui dentro. E’ che a furia di colpire un pensiero, una parete del cuore, uno spigolo di cervello, di rimbalzo in rimbombo, il silenzio mi stringe, e non parlo piu’.
Poi quando parlo, parlo troppo. E sono diventata brava a inghiottire lacrime. Un mucchio. Che a forza di sentire questo silenzio ronzare da un timpano all’altro, ho voglia a volte di sbattere la testa contro qualcosa di appuntito. Vorrei vederla come non fosse mia. Vorrei sbatterla forte, vorrei veder uscire tutto il fango. E vorrei smettesse di fare questo tuonante silenzio.
Usarmi come un pupazzo da stringere e far male.
E’ che mi sono stufata di me, ma non ho ancora capito come sfidanzarmi. Come divorziarmi. Come mandarmi via al diavolo.
Cosi’ scrivo.
Tanto e’ uguale.
Che poi quando arrivo a casa e cerco di stringere forte i denti per sorridere, per nascondere, mettendo una piramide sulla testa, tutta intera, tu mi parli del giardino, dei fiori che non spuntano e che magari li ricompri, e che anche l'alloro te l'hanno venduto che non era mica bello, e magari ricompri anche lui, e le sedie viola che hanno bisogno di cuscini verdi, che senno' non ci dormi la notte, e devi devi devi comperare anche quelli. Ecco, mi pari come quella che si mette davanti al barbone seduto, affranto sul marciapiede - il barbone che chiede elemosina e pieta' - e ti piazzi davanti a lui lamentandoti che i tuoi ravioli non erano poi tanto buoni, e magari li ricomperi - Ecco. Aspettandoti comprensione dal barbone. Tu, coi tuoi cazzo di fiori, col tuo straminchia di giardino, con tutte le cacate che dici. Ecco, per me, sei un buco nel cuore. Sei qualcosa che prenderei a schiaffi se non mi facesse troppa rabbia, per fermarmi allo schiaffo. Mamma.

09/12/11

Non ce la posso fare.


Non ricordo un inverno cosi'. Con questa temperatura clemente, dolce. Che esci e il vento gelido non ti taglia via le mani, che non si infila a ghiacciare capelli e pensieri.
Ma si e' arrotolato tiepido, intorno agli alberi che non perdono le foglie, e ai prati che continuano a brillare di verde intenso.
E meno male che c'e' tutto questo. Meno male che il freddo di dicembre sembra essersi dimenticato di noi. Sembra abbia uno sguardo di pieta', voglia abbracciare in una morsa meno inclemente.
E intanto continuo a trascinarmi in questa vita che non riconosco piu'.
Che non ci eravamo mica abituati a vivere con la crisi. Visto? non si parla di altro. E invece e' un argomento proprio messo li' a sproposito, e' risaputo. Non per niente i ristoranti - mi dicono - continuano a essere pieni.
Si vede che tutte le proteste di Equitalia arrivano solo a me.
Si vede che sono io, originale, che mi trovo a svuotare le tasche in cerca di spiccioli perche' - non solo non arrivo alla quarta settimana - non arrivo neanche alla seconda, del mese, senza fare funambolismi. Senza ingoiare dignita' a palate. Senza prendere ferie per chiudermi in casa, che non si riesce a fare nemmeno carburante per andare a lavorare.
E meno male che c'e' tutto questo, che ci fa sentire eroici, noi che non andiamo nei ristoranti - che evidentemente siamo snob - e che abbiamo iniziato a pensare che, almeno, l'inverno e' caldo.
E non sprechiamo troppa legna da ardere.
E a rivalutare le cose che prima non si guardavano nemmeno.
Come riuscire a comperare un panino per pranzo, e che son rimasti due euroemmezzo persino per il panino di domani, trovandosi a sorridere al pensiero. Come a una cosa grata, come a una cosa preziosa.
Pensa come siamo fortunati, noi che ingoiamo dignita' nell'epoca della crisi...