Che poi sembra quasi ci si senta in obbligo di timbrare un cartellino immaginario, se non si parla delle vacanze. Elogiando quelle gia’ fatte e ansimando quelle ancor da godere. E’ tutto un parlare di viaggi, di partenze, aerei e auto. E vi invidio ammerda, a voi, che ne avete anche la sola voglia di parlarne. Come in uno specchio rovesciato, lo sto facendo pur’io beninteso. E’ che io lo sto guardando questo quadro, ma per cristarci dentro. Ecco.
A dire il vero, no, non provo nemmeno invidia, figurarsi, una che non invidia mai niente come me.
E’ un fastidio, piu’ che altro. Il fastidio di constatare che siamo le solite pecore, che devono devono, proprio devono avere assolutamente quello che qualche stregone dall’alto delle tivvi’ o dei giornali (che poi, mi dirai mica che c’e’ differenza, vero?) qualche stregone del momento, qualche pifferaio magico, ha decretato come desiderabile. O quel viaggio o quel posto ameno, qualche localita’ di gran moda, d’urlo praticamente. Che bisogna, guarda bisogna proprio avere in carnet.
E quindi non si viaggia: si transumanza.
Li vedo sai? sudati e incazzati in coda per prendere il traghetto, qui sotto alla Marittima. Ore e ore sotto al sole implacabile di questo agosto. O in coda – la coda e’ sinonimo di ferie, la coda spesso e’ la feria stessa – in autostrada. In coda all’Outlet. In coda per prendere il gelato. In coda per entrare nell’unico museo aperto – che bisogna proprio visitarlo la vigilia di ferragosto, e’ ovvio – e nel quale osserveranno solo il pavimento lucido, e quello specchio d’entrata dove si scatteranno una foto da lanciare su Facebook. Cristosanto! Sono andato al museo, io!
Per dire, poi, ‘ho fatto’, ‘sono andato’ sostanzialmente ‘ho pagato’, e ‘mi sono permesso anche io quello che si permettono tutti gli altri’. Mi chiedo, vagamente, se qualcuna di queste pecore davvero aveva in animo d’andare dove stava per dirigere le terga. O se ha scelto per sentito dire. Se si e’ spostato per far contento la moglie, il marito, fidanzato/a di turno. Fors’anche l’amante tiranno.
Non lo so.
Ma che ci fanno li’ in coda, al sole. Fuori dalle auto arroventate, ad attendere. Che cacchiotiattendi? Ho la sgradevole sensazione di vedere, sempre di piu’, tanta carne da tritume intorno, non persone. Tante ‘robe’ che camminano, cafonamente, senza ritegno ne’ educazione. Tanti pezzi di carne rivestiti di pezze. Sulle maglie, sui vestiti, tanti firme ripiene di niente. Tanta spazzatura che ha la pretesa di chiamarsi ‘persona’, e Persona non e’.
E la terribile consapevolezza di essere una di questi.
