facoltativamente rossa...

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27/04/12

Via, via...

Prima o poi ci cadi...


Sai quella sensazione tipo ma a me chi cacchio me lo fa fare? quella roba che ti rimane 'piccicata addosso un po' di giorni, che ti leva il sorriso e non sai piu' come riprenderlo. Che lo cerchi, ma mica ci riesci. Che ti senti un po' come il criceto che gira e corre corre nella ruota. Che cazzocorro a fare io, nella ruota?
E quindi, niente. Ma proprio niente. Si vedesse almeno un raggio lucente, fuori dalla gabbia, almeno.


Via, via, vieni via di qui,
niente più ti lega a questi luoghi,
neanche questi fiori azzurri...
via, via, neanche questo tempo grigio
pieno di musiche
e di uomini che ti sono piaciuti...

It's wonderful, it's wonderful, it's wonderful,
good luck my babe,
it's wonderful, it's wonderful, it's wonderful,
I dream of you...
chips, chips, du-du-du-du-du

Via, via, vieni via con me,
entra in questo amore buio,
non perderti per niente al mondo...
via, via, non perderti per niente al mondo
lo spettacolo d'arte varia

di uno innamorato di te...

23/04/12

Ora e' primavera.

primo giugno


Che stamani le ho sentite. Era la prima volta, quest'anno. E le ho sentite forte, con quegli strilli che riempiono l'aria, che fanno rimbalzare i suoni sui tetti, sulle ardesie e sui balconi. Era la prima volta che sentivo le rondini. E a me, lo stridio delle rondini, insieme alla pioggia, e' il suono che amo di piu' al mondo intero.
Se escludo la voce dell'Uomo che amo, ma quello e' un suono diverso, non e' fuori. E' chiuso, tenuto stretto dentro. E' qualcosa che lega la vita, che segna i giorni.
Non e' come le rondini, che mi piacciono in maniera diversa: sono la mia citta', diventano il sottofondo del suo grigio. Sono le passeggiate in Spianata Castelletto di quando ero bambina, e la finestra della Zia Wanda che guardavo sempre se era aperta, cosi' la immaginavo dentro che faceva qualcosa e a volte avevo la fortuna di vederla sporgere la Zia, che magari attaccava alla corda uno straccetto, a stendere. O bagnava il ciclamino che fioriva sempre. 
Si', le rondini per me, la fanno eccome la primavera.


Aria malinconica di freddo

caruggio dalla luce rosa

Prospettiva rosa

Vico Usodimare

24/11/11

Da uno sbaglio a volte...


Ne escono due.
Davvero eh, e io ne sono la dimostrazione. Che ieri mattina sono uscita tutta dotata, da casa. Dotata di apparecchiature, intendo. Che ci avevo in borsa anche il netbuk e pure la macchina delle fotografie, quella che fa tutto da sola, insomma. Perche' mi sembrava di ricordare che proprio ieri mattina ci fosse la visita al Museo del Mare.
Certo. Infatti era per la settimana successiva. E fin qui, tutto normale (per me).
Eppero', forse aveva un senso avere con se' la dotazione, sai mica mai.
E infatti.
Sai? magari ti sorprendi a cogliere un tramonto, a vedere un piccione schiacciato per strada, le solite cose che si fotografano, insomma.
E infatti.
Proprio mentre rientravo a casa, arrancando per vie montane ed irte, e guarda un po', cosa ti vedo? Ma bellissimo. Proprio una cosa di quelle che ti leva il fiato, che ti lascia' li' sospeso come il primo bacio, il primo sfioramento di ginocchio, il primo 'ti amo' sussurrato sul volto. Cosi'.
Vedo, ancor giorno, ancor chiaro, una figura maestosa che mi attraversa la strada. Un palco enorme.
No, non sto parlando di Ligabue, ne' di nessun'altro artista o attore. Il palco che ho visto era ben piantato sommitatamente sulla testa di un daino.
Si', un daino.
Grande, con queste corna ampie, lunate e fiere: il palco, appunto. Alto, maremma se era alto. Con una compostezza, una eleganza da levar il fiato.
E vedi che ho ragione, che aver portato la macchina fotografica per errore forse, errore non lo era?
E infatti.
Scendo al volo dall'auto, mi ricordo persino di mettere il freno a mano guarda, che con le pendenze che percorro io, giuro che e' una cosa buona (ricordarselo, intendo), e brandendo la fotografica mi avvicino a passo felpatissimo, scivolo come un velluto, lo inseguo con lo sguardo. Si e' spostato di poco, saltando il guard-rail con una facilita' che vorrei avere per un decimo, nelle mie gambe.
Prendo la mira, che almeno la mia e' una mira che non uccide - vorrei dire -e click.

E porcadiunadiquellaputtana, metto a fuoco le foglie anziche' il daino.