facoltativamente rossa...

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21/06/12

Di noi, di te...


E proprio adesso, e’ un anno.
Un anno che ci conviviamo, che – e’ il caso di dirlo – ci annusiamo e ci impariamo. Che sai com’e’, per certe cose serve mica fare tante storie, tante teorie o filosofie. Bastano un po’ di strofinamenti di naso, e si capisce subito. Anche quando non ci stiamo tanto simpatici e non andiamo d’accordo.
Poi passa, e tutto si riaccomoda.
E’ l’amore ad esser cosi’, sai? Si sa mica al mondo, perche’ ci si sceglie. E a volte pesa, che ci si chiede chi ce l’ha fatto fare. Ma poi, siamo sinceri, chi mai rinuncerebbe? 
E cosi’, lasciamo che i nostri giorni ci vivano addosso, che il verde dei prati, piano o all’improvviso, diventi bianco, e all’argento del ghiaccio succeda un nuovo verde, sempre piu’ alto, che ci si sparisce dentro. 
E si deve saltare per vedere qualcosa, per prendere una farfalla al volo, per annusare un ramarro. E la notte? Ah, la notte e lo spasso delle passeggiate a seguire le lucciole! I salti per capire che diamine di fanalini accesi siano, se si possano leccare senza timore. E no, non sono buone quindi lasciamole vivere in pace. 
Ecco. Una roba cosi’.
Che hai iniziato un anno esatto fa, ed eri cosi’ piccolo che portarti in casa e trovare il gatto piu’ grosso di te, fidati, faceva un certo effetto.






E poi imparare, piano. Che se piove la pipi’ e’ meglio farla in casa. Che dormire, e’ meglio farlo strano. 





Che se c’e’ una passione, una propensione, quella e’ per fare il giardiniere. Soprattutto se non e' richiesto.





Che hai gusti da gourmand, che le carotine anche se minuziosamente tritate, si scartano dal cibo con pazienza certosina. Idem le zucchine. Che le crocchette son fatte per giocarci a calcio, non certo per mangiare. Che i gatti di casa sono belli e si possono schiacciare a zampate, saltando come un grillo. Che noi siamo tua proprieta’, e non ci possiamo abbracciare senza ricevere il tuo assalto, debitamente rivolto alle nostre reni, senza preferenza per lui o per me.
Che ci piaci, infinitamente, anche se sei un segugio testadicazzo, probabilmente (anzi, certamente) molto piu’ di quanto noi piaciamo a te.


21/03/12

Gli alti lài...


So mica perche’ mi prendo certe rogne, io. Devo avere una sorta di mirino, qui piantato nella fronte, per scegliere tutte le faccende che – le avverto con grandi intuito e lungimiranza – mi sfracelleranno la minchiazza a lungo e tanto.
Una persona e’ nevrotica, instabile, irascibile e manesca? Me la scelgo subito come mamma, guarda. La vedo proprio dall’alto e urlo al cielo “Mia! Miaaa!” che si sa mai ci finisca nella pancia qualcun altro. No, io.
Ho un momento di vita tranquillo, sereno e senza increspature, da suscitare invidia anche a sanFrancesco? Ma salvo il primo cazzodicane senza coda che mi capita! Ecco cosa.
Che non ho mica capito se son io che sbaglio. Che a me non riesce mica di trattare ‘gli animali' di casa come ‘bestie’, come cose a se’ stanti’: per me sono un paio d’occhi che mi guardano, un carattere ben preciso, un baffo arcuato o una barbetta sotto ad un grosso naso. Sono loro. Tutto li’. Ed e’ quello che mi frega.
Penso sempre di aver confidenza, una certa affinita’ e una indubbia intimita’ con costoro che mi girano per casa, e no. Non e’ mica cosi’ sai?
Mi alzo prestissimo e alle seiemezza di mattina son gia’ li’ che giro per prati con il Ciciu, massi’ dai, quello brutto e senza coda. Quello che si esprime con grossi bau, insomma. E niente.
Lo tratto bene, che mica tutti hanno i prati sotto casa e la mattina si possono permettere di vedere i daini, il volo delle poiane e calpestare le violette. Maledetto ciccione. E invece, dopo giri e giri, si ritorna a casa che io andrei di nuovo a dormire, mi scappa la pipi’ e mi devo ancora preparare che il treno ha questo brutto vizio qui, che non lo so, ma non mi aspetta mica. E allora di corsa, rientra con lui che tira il guinzaglio per conquistare il filo d’erbetta, o il volo della farfallina. Voglio dire, perdere il treno per un cacchio di filo d’erba non sarebbe mica onorevole, conveniamone. E che ti succede?
Che quando rientriamo in casa, che devo fare ancora tutto di corsa, dalla pipi’ alla vestizione da persona seria che lavora. Eccolo.
Mentre mi agghindo come la madonna del petrolio e sono in bagno, lui che fa?
Un paio di attentati ai gatti, pretendendo di schiacciarli sotto quelle zampacce neanche fosse 'n bel gioco. Evabbe’. Un paio di attentati alle ciotole dei gatti. Evabbe’ bis. E la cacca in entrata.
No, voglio dire, e’ stato n’ora sui prati, porcacciailsuointestino! Niente. Sul pavimento. Li’, bella piazzata al centro con tanto di filo d’erba che fa capolino.
Gli va bene che lo amo, senno’ visto che non ci capiamo mica, avrei gia’ divorziato, guarda!
Ma pensa tu che vita – e’ il caso – di mmerda.

13/01/12

La vita con te...

Che mi guardi con quegli occhi che sembrano dire: "Che ho fatto stavolta?". Ecco.
Stavolta hai fatto che non mi hai lasciata dormire, porcoduncane.
Che ogni due ore hai pensato fosse giusto avvicinarti zampettando, quatto quatto, al letto e uggiolare sottovoce (si', hai anche la faccia tosta di fingere di farlo piano, quasi a dire "Disturbo?"), e cosi' Hiiiiiiiiiiiii hiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, dimmi cosa vuoi, dimmi perche' mi fai alzare alle dueedieci di notte.
Cacca? Pipi'? Boh. Anche tu, che mi guardi alla luce arancione e soffusa del comodino, potresti rispondere, no? Niente. Ti accompagno giu' dai tre scalini, su' per gli altri nove scalini e poi fuori. Espleta pure, ma sbrigati! Che c'era un vento terribile stanotte, a ondate, che dava manrovesci al tetto, alle piante.
Macche', non era urgenza cacca e nemmeno pipi'. Avrai paura del vento...
E allora spingi il culone di smozzico di coda dotato, e coccola, e carezza. E carezza e coccola ancora. Magari prendi sonnolenza. Che piu' che altro la sonnolenza l'avevo addosso io, ma pazienza.
Niente. Spegni tutto che si prova a ridiscendere a nanna. Un freddo porcaccione e la pelle come le galline. E dieci minuti, dieci d'orologio e nuovamente tictic di zampe cagnesche sul pavimento. Zona letto, il mio.
Eri di nuovo li', con gli occhioni ingranditi dalla vicinanza che sembravi il Gattoconglistivali della Pixar, diosanto!!! Con l'aria supplichevole e colpevole insieme.
Mentre io, di nuovo a chiedermi come mai, perche' non dormi e che cacchio ci fai sveglio. Fra poche ore mi devo alzare e tu stai anticipando un po' troppo l'operazione. Mah.
E scendi i tre gradini, sali gli altri nove spingendo cane. Evabbe'. Riproviamo con cacca e pipi', magari hai lo stimolo a scoppio ritardato. Di nuovo stropicciando gli occhi, cercando di saltellare da un piede all'altro - scalzi - per non prendere troppo freddo. Ancora.
Niente. Che penso allora fosse proprio la paura del vento, senno' non mi spiego come mai. Proprio tu che dormi filato filato peggio di me, e' strana sta cosa.
Che in mezzo ai pensieri appannati dal sonno inizi anche a considerare "Oddio il Ciciu mio cane sta male? cosa avra'?" ma tu prendi il tuo giochino e inizi a menare la testa di qua' e di la' scuotendo il povero residuo smozzicato di balocco. Razzadibastardo! Invece che le coccole stavolta ti prendoacalcinculo, alla faccia degli animalisti e dei vari CesarMillan. Per dire.
Tu, brutto porcoduncane che questo avantendre' me l'hai ripetuto ancora e ancora, nelle ore successive - anche se ti sei attaccato al tram, perche' ho fatto finta di non sentirti vigliacco che non sei altro, disturbatore del sonno altrui - giuro che stanotte sto sveglia solo per il gusto di venire a scocciare te, buttandoti giu' dalla branda, guarda.
Che poi l'ho scoperto cosa ci avevi, brutta oloturia chenonoseialtro.
Appena mi sono alzata barcollando alle seimenounquarto, stamani (che sembravo proprio il pirata Jack Sparrow guarda, ma meno lucida) ti ho messo nella ciotola la tua colazione fumante - che io sono mica normale, mi alzo all'alba e cucino per te, mica apro le scatolette io, e oggi l'albergo prevedeva ali di pollo disossate con fegatini e cuoricini sempre del povero pollo con carote e pasta corta, filo 'olio bbuono e pizzico di sale, maremmalatuamaiala dei bambini che hanno fame - e ti sei fiondato 'bbuffandoti come se non avessi mangiato da mesi, anche se ieri sera hai fatto pasto parallelo nonche' sovrabbondante. Niente.
E' che avevi fame, ecco cosa.
Perche' appena terminato (in un lampo, in un secondo di neutrino della Gelmini, praticamente) il lauto e fiero pasto ti sei fiondato sul divano, beato e ronfante che non sentivi nemmeno piu' i gatti che ti passeggiavano sopra, e ho detto tutto.
Mi diventerai una boa, come me, lo sento. Diventerai una botte ripiena di macinata e crocchette per gatti - ladro! Diventerai un tir con tanto di autoarticolato, un intero convoglio su quattro zampe. Un barile di grasso, cacca e gas in ordine sparso e non in quantita' decrescente.
Ti portero' giu' a rotolare per i prati anziche' a correre.
Ma almeno, forse, sara' salvo il mio sonno.