facoltativamente rossa...

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20/07/12

All'alba, vincero'...

Che noi ci avevamo tanta fame

Si sono accumulati i giorni, e le cose fatte. Posso annoverare, adesso, di aver sostenuto il mio ultimo esame all'Universita'.
Con venticinque anni di ritardo, ad onor del vero. Posso segnalare di aver debitamente compiuto quarantasei anni, proprio ieri, con venticinque anni di ritardo pure loro. Che a me, quarantanni pare di averli da sempre, praticamente. Da quando restavo a casa da sola, da bambina, e piangevo guardandomi allo specchio. Cercavo di rigarmi la faccia (ma senza il coraggio di farmi troppo male) e mi chiedevo quando sarei arrivata ad essere piu' grande, tipo avere ben nove anni, e sperare di arrivarci presto oppure morire prima, che non ce la facevo gia' piu'. Figuriamoci arrivare poi a quarantasei, che fatica fa un cervellino.
E niente. Ho fatto queste cose, che mi paiono cosi' grosse.
Poi per il resto sono la solita adolescente di sempre, che si fa scappare il cane con tutto il guinzaglio e deve recuperarlo nel fitto della boscaglia. Fra i rovi. E in leggiadro vestitino da casa si immerge fra sterpi e alberi, nell'umido del bosco, nelle calde ore del dopopranzo. Lasciandosi cadere da un ramo all'altro, da un rovo all'altro, seguendo l'abbaiare impigliato del segugio. Scendendo sino al fondo della vallata, con i piedi nel fiume per fare prima. Con le gambe che iniziavano a tremare per la fatica, e perche' da troppi minuti non si sentiva piu'. E cercarlo, nel silenzio del bosco era difficile. Con il cuore cosi', stretto in gola. Graffiata e con la voglia di gridare. Da sola. Stotestadicazzo.
Presentandosi all'esame, con le gambe striate, e i lividi. Percio' - nonostante il caldoboja - mettersi dei comodissimi pantaloni. Che avrei massacrato a morsicate, pur di levarli. Ma non inmporta.
Ce l'ho fatta.
Ce l'ho fatta, cazzo.

13/01/12

La vita con te...

Che mi guardi con quegli occhi che sembrano dire: "Che ho fatto stavolta?". Ecco.
Stavolta hai fatto che non mi hai lasciata dormire, porcoduncane.
Che ogni due ore hai pensato fosse giusto avvicinarti zampettando, quatto quatto, al letto e uggiolare sottovoce (si', hai anche la faccia tosta di fingere di farlo piano, quasi a dire "Disturbo?"), e cosi' Hiiiiiiiiiiiii hiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, dimmi cosa vuoi, dimmi perche' mi fai alzare alle dueedieci di notte.
Cacca? Pipi'? Boh. Anche tu, che mi guardi alla luce arancione e soffusa del comodino, potresti rispondere, no? Niente. Ti accompagno giu' dai tre scalini, su' per gli altri nove scalini e poi fuori. Espleta pure, ma sbrigati! Che c'era un vento terribile stanotte, a ondate, che dava manrovesci al tetto, alle piante.
Macche', non era urgenza cacca e nemmeno pipi'. Avrai paura del vento...
E allora spingi il culone di smozzico di coda dotato, e coccola, e carezza. E carezza e coccola ancora. Magari prendi sonnolenza. Che piu' che altro la sonnolenza l'avevo addosso io, ma pazienza.
Niente. Spegni tutto che si prova a ridiscendere a nanna. Un freddo porcaccione e la pelle come le galline. E dieci minuti, dieci d'orologio e nuovamente tictic di zampe cagnesche sul pavimento. Zona letto, il mio.
Eri di nuovo li', con gli occhioni ingranditi dalla vicinanza che sembravi il Gattoconglistivali della Pixar, diosanto!!! Con l'aria supplichevole e colpevole insieme.
Mentre io, di nuovo a chiedermi come mai, perche' non dormi e che cacchio ci fai sveglio. Fra poche ore mi devo alzare e tu stai anticipando un po' troppo l'operazione. Mah.
E scendi i tre gradini, sali gli altri nove spingendo cane. Evabbe'. Riproviamo con cacca e pipi', magari hai lo stimolo a scoppio ritardato. Di nuovo stropicciando gli occhi, cercando di saltellare da un piede all'altro - scalzi - per non prendere troppo freddo. Ancora.
Niente. Che penso allora fosse proprio la paura del vento, senno' non mi spiego come mai. Proprio tu che dormi filato filato peggio di me, e' strana sta cosa.
Che in mezzo ai pensieri appannati dal sonno inizi anche a considerare "Oddio il Ciciu mio cane sta male? cosa avra'?" ma tu prendi il tuo giochino e inizi a menare la testa di qua' e di la' scuotendo il povero residuo smozzicato di balocco. Razzadibastardo! Invece che le coccole stavolta ti prendoacalcinculo, alla faccia degli animalisti e dei vari CesarMillan. Per dire.
Tu, brutto porcoduncane che questo avantendre' me l'hai ripetuto ancora e ancora, nelle ore successive - anche se ti sei attaccato al tram, perche' ho fatto finta di non sentirti vigliacco che non sei altro, disturbatore del sonno altrui - giuro che stanotte sto sveglia solo per il gusto di venire a scocciare te, buttandoti giu' dalla branda, guarda.
Che poi l'ho scoperto cosa ci avevi, brutta oloturia chenonoseialtro.
Appena mi sono alzata barcollando alle seimenounquarto, stamani (che sembravo proprio il pirata Jack Sparrow guarda, ma meno lucida) ti ho messo nella ciotola la tua colazione fumante - che io sono mica normale, mi alzo all'alba e cucino per te, mica apro le scatolette io, e oggi l'albergo prevedeva ali di pollo disossate con fegatini e cuoricini sempre del povero pollo con carote e pasta corta, filo 'olio bbuono e pizzico di sale, maremmalatuamaiala dei bambini che hanno fame - e ti sei fiondato 'bbuffandoti come se non avessi mangiato da mesi, anche se ieri sera hai fatto pasto parallelo nonche' sovrabbondante. Niente.
E' che avevi fame, ecco cosa.
Perche' appena terminato (in un lampo, in un secondo di neutrino della Gelmini, praticamente) il lauto e fiero pasto ti sei fiondato sul divano, beato e ronfante che non sentivi nemmeno piu' i gatti che ti passeggiavano sopra, e ho detto tutto.
Mi diventerai una boa, come me, lo sento. Diventerai una botte ripiena di macinata e crocchette per gatti - ladro! Diventerai un tir con tanto di autoarticolato, un intero convoglio su quattro zampe. Un barile di grasso, cacca e gas in ordine sparso e non in quantita' decrescente.
Ti portero' giu' a rotolare per i prati anziche' a correre.
Ma almeno, forse, sara' salvo il mio sonno.