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07/06/12

Maccheneso', io?

diritto allo studio


Che poi non e’ che per il banalissimo fatto di viver periodi piu’ o meno faticosi, si diventi piu’ attenti, piu’ furbi o semplicemente piu’ morigerati.
Che sai? A volte vien da pensare che ti  spegni un po’, ti metti in folle come n'automobile e resti li’. In sospensione. In attesa di veder passare gl'arsivoli.
Ma neanche per il parabrezza. Resti una cazzona avariata (cit.) e non c’e’ niente da fare, che forse e’ anche un bene, che cosi’ ti fai ridere da sola e proprio male non e’.
Che a me piace tanto di ridermi addosso. E comunque.
L’altra sera ero tutta presa dal mio esame all’Universita’, che anche se sono vecchia impagliata, continuo imperterrita, no? E niente. La mia, puoi immaginarlo, nelle ultime sere era una cucina di sopravvivenza. 
Che, voglio dire, se sei li’ con la testa tipo mulo, china sui libri, non ti metti a fare le cinque piu’ difficili ricette dell’Escoffier. Ne converrai.
E infatti, ci avevo li’ un ossobuco al sugo, una robetta leggera che coceva da circa diec’ore. Una transustanziazione di garretto e midollo. E che mi aveva rubato tre minuti di tempo tre per la preparazione, che intanto a pippiare  piano piano sul foco ci aveva pensato da se’, senza troppo coinvolgimento della studentessa. Che sarei io.
E niente. Che mi piglia di desiderio, la sera l’altra? Che magari con quell’ossobuco ci potevo anche fare un po’ di cus-cus. Si fa presto a cuocere, un po’ di carboidrato ci vuole, basta un po’ d’acqua a bollire. Insomma. M’ero autoconvinta abbastanza, e cosi’ ho fatto.
Poi lo dicevo pure, mentre spignattavo, con il mio Muccio, che stavo facendo una bel cus-cus da intingere nel pochissimo sugo coll’ossobuco, no? E giravo, intanto la poltiglia.
Parlavo al telefono e giravo.
Pero’ che strano, giro giro e non succede niente. Che dici? L’avro’ mica annegato? Dici che aggiungo altro cus-cus? E proviamo. E aggiungi. E allunga, che forse adesso c’e’ poca acqua. Ma fors’anche era poco bollente. Riprova e ritenta.
Che alla fine avevo anche gia’ terminato la conversazione con l’Ammoremio, che mi spiega tutto quello che penso (a-ri-cit.), e niente. Sto panfrutto di cus-cus non ne voleva sapere. Strano.
Che voglio dire, se avessi guardato meglio la confezione e vi avessi diligentemente letto “polenta istantanea”, ecco. 




N.d.a.
(che forse qui, apporto una certa quantita' lievemente ridondante di congiunzioni buttate un po' amminchia, me ne rendo conto, pero' dai, i risultati dello studio si sentono, diciamolo! che scrivo d'un bene, che levati! mi sa che dai prossimi post ci metto anche la bibliografia.)


P.S. 'M'ciottino, che ci faceva in casa nostra dell'infame polenta istantanea?

23/11/11

Ecco.

Che poi io non parlo mai seriamente, e invece, ecco mi escono i fiumi di veleno che trasbordano a destra e a manca, a prua e a babordo. Comunque.
Che ieri pomeriggio, uscivo di corsa avendo finito in ufficio e prendevo al volo volato - come sempre - il mio benedetto trenino del rientro nei monti. E no, volevo dire, son cose che fanno meditare.
Sono quelle cose capitali per cui, dici, questa la scrivo sul blog.
E gia' li' vedi a che punti di deriva sei giunto o giunta, dipende se ti parli al maschile, al femminile o al neutro come me, che non mi rivolgo piu' nemmeno la parola (giuro guarda, quando devo pensare fra me e me faccio persino finta che a parlare sia qualcun'altro, senno' non sto nemmeno a sentire, figurati). E niente, dicevo che ieri correvo che correvo, e c'era un vento. Hai presente quella bella tramontana di Genova, che se hai i capelli lunghi e' come avere il tendone del teatro davanti. Abbassato. Ecco, proprio cosi'.
Che a malapena capisci se sotto le suole hai il marciapiede o hai una caccadicane. La differenza potrebbe cambiarti tutto il senso della giornata, fidati.
Mi alambiccavo il cervello (ah -(pausa) ah (ripausa)- ah!) nel tentativo di capire come camminare e vedere almeno una piccola porzione di selciato (ma guarda che noi donne siamo sceme eh! ma da quanto tempo hanno inventato gli elastici? e metterne uno intorno alla foresta tricotica, e ristabilire la visuale no eh?), quando innanzi a me individuo una cosa bellissima. E non e' un caso, non e' una rarita', da qui il mio turpiloq.. la mia disamina, volevo dire. Una ragazza davanti amme', con due stivali. Ma due stivali. Giuro, erano due spadelaser nere, con un tacco di almeno ventitre'. Giuro. Una roba che sembrava l'Everest. Di quelle robe tutte lustre in puraplastica cinese, hai presente? Una di quelle che come minimo, se tiri fuori il piede dopo un par d'ore e' diventato un anguilla marinata. Praticamente un piede di porco. Ecco.
Ma la cosa divertente era vedere come ci ondeggiava sopra, con il vento forte e correndo nel tentativo di attraversare le bianche pedonali. Era bellissima. Praticamente un oca sui trespoli.
E ho avuto la tentazione, forte, fortissima di sorpassarla in grande velocita' e mostrarle al volo, quasi in slancio il mio piede fasciato in scarpe antierotizzanti - ma comode - suolapiana al grido: "PATISCICI!!!!" e distanziarla cosi', senza pieta'.
Non l'ho fatto.
Pero' ho visto che arrancava per salire sulla pedanina del treno. Chissa' se e' arrivata...