Da sempre ho questo legame con un'isola.
Le isole sono nel mio destino e anche questa non fa eccezione. Oggi la penso, la penso con tutte le mie (le nostre) vibrazioni.
Le isole sono nel mio destino e anche questa non fa eccezione. Oggi la penso, la penso con tutte le mie (le nostre) vibrazioni.
Le cronache di questi minuti parlano di un forte terremoto e del conseguente tsunami che sta correndo veloce.
Quando ripenso a immagini di enormi cavalloni di fango, che rotolano e avvolgono le coste del Giappone sento la pelle incresparsi. Certo, non è prerogativa solo di questo Paese ma non ho nessuna intenzione di inanellare gare di disperazione.
Vedo acqua, ribollente e nera e ho una triangolazione in mente, perché non so fare a meno di collegamenti, di fili che passano - non visti - da un affetto a un altro, da una passione ad un'emozione.
Non so se nella vita le cose ci capitino come granelli, sotto ai nostri piedi, che appaiono lì per caso e invece no. Non credo.
Sento che per me non è così.
In questo momento - forse per contrappunto - il pensiero del Giappone mi fa pensare che ad esso sono legati alcuni Artisti che amo di più. Forse proprio il podio personale, a rifletterci. La trinità del mio cuore, se si può dire.
Ed è così sin dalla mia adolescenza (quindi da un sacco, ma proprio tanto, tanto tempo!): li trovai riuniti tutti sotto al nome del bellissimo ed intenso film che in Italia tradussero con il titolo "Furyo". Così mi colpì allora, così mi disturba e colpisce ancora adesso.
Qui 'dentro' ci sono tutti e tre: David Bowie, David Sylvian e Ryuichi Sakamoto.
Tutti con ruoli diversi (Sakamoto nella sua prima prova attoriale), Bowie con una delle sue più riuscite recitazioni, Sylvian interpretando una musica che solo la sua voce. Uno dei brani (ed è sempre merito di Sakamoto), più belli del secolo, a mio avviso; tutti con una intensità che mi è entrata sotto pelle e non mi ha più lasciata.
Devo essere un'orribile persona tentata dalle sole parvenze: nella pellicola infatti Bowie e Sakamoto mi paiono di una bellezza sfacciata e che, unita alla storia, buca il cuore. Magari è un mio limite.
Ma poi si unisce alla voce e all'avvenenza androgina di Sylvian e allora. Sì, ho la conferma.
Li trovo così orribilmente bravi, così esageratamente epici. Storia, fattezze, voci, musica. Assumono ai miei occhi il giganteggiare degli dei.
Ecco, continuo a pensare che siano un amore costante nel tempo, per me. Che ha oltrepassato mode, periodi, distanze temporali.
Sono rimasta costante e innamorata di un tema di fondo. Non sono mai cambiata, pur morendo.
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| Copertina del vinile, colonna sonora del film. |

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