
Che poi non so mica perche’ inizio sempre a scrivere con un ‘che poi’, mi starebbe anche un po’ sulcacchio. Pero’ continuo, vassapere. E’ che mi sembra di ricominciare un discorso interrotto pochi minuti prima. Come riprendere il filo dei pensieri, insomma. Che invece, sarebbe meglio ultimamente imbrigliarli questi pensieri qui. Che se inizio a buttare fuori robe son tutti fatti miei. Io lo dico sempre a me stessa che divento sempre piu’ acida e intollerante.
Mi dico che e’ l’eta’. E’ che polemica io ci sono nata, mica lo faccio apposta. Forse, semplicemente mi sono un po’ stragnaccata di dire sempre si’ a tutti, di essere buona, di non alzare mai la testa e protestare. Come se io non ci fossi.
Mi dico che e’ l’eta’. E’ che polemica io ci sono nata, mica lo faccio apposta. Forse, semplicemente mi sono un po’ stragnaccata di dire sempre si’ a tutti, di essere buona, di non alzare mai la testa e protestare. Come se io non ci fossi.
E quindi. Niente, ci pensavo proprio l’altro pomeriggio mentre gridavo tanto al telefono con mia mamma che poi, mi hanno fatto male i nervi del collo per due giorni. Non scherzo. Che tra l’altro cosa grido a fare al telefono, che siamo a poche centinaia di metri l’una dall’altra, non lo so. Farei prima a salire e prenderla a sassate sulla fronte. E’ che mi preoccupano gli schizzi di pupu’, se proprio devo essere sincera.
E allora tanto vale, che alla fine se ti ha telefonato ne approfitti. E poi hai il volume cosi’ alto degli strepiti che probabilmente ti sente anche se butta giu’ la comunicazione che gli arrivi in linea d’aria, credo.
E quindi. Niente, che per quarant’anni ho perso tempo a capirla, a ascoltarla come un figlio dovrebbe fare con una madre e non viceversa. Che tanto lei si parla addosso e vomita parole, mica gliene frega di quello che dici tu, che ci parla sopra e gli passa direttamente dietro al culo, credo. E da sempre. Che cosi’ mi faccio una gran rabbia quando mi fa perdere il lume della ragione, perche’ so che e’ la pratica piu’ inutile della mia vita. Ma e’ piu’ forte di me, guarda. E tutte le volte che ci casco perdo ore e ore poi, mentre i nervi tirano, a capire perche’ lo faccio. Ogni volta. Che alla fine dovrei lasciar perdere, tanto e’ tutta ginnastica inutile.
E’ che non tutti abbiamo persone buone accanto. Forse non lo siamo neanche noi, non sempre intendo. Pero’ la cosa piu’ difficile e’ rendersi conto che propria madre non dice quelle cose e non e’ ‘in quella maniera’ - che cosi' bene conoscete - per questioni di nevrosi, di arteriosi, di malattia mentale.
No. E’ solo terribilmente, ignobilmente, inspiegabilmente, immotivatamente gramma.
Capire che le persone maligne (e dure come la pietra lavica dentro, intorcinate come i serpenti, come pietre bloccate nel duodeno) esistono gia’ e’ duro nella vita (che io continuo a pensare che son io cattiva, a vedere cosi’ certuni) ma pensare che fra queste persone c'e' pure vostra madre, ecco. Proprio lei, la persona alla quale, piu’ di tutte al mondo (ah-ah-ah) potete far riferimento, e’ sconcertante. Se non devastante. E non importa avere dieci, trenta o sessanta anni.
Ti lacera, ad ogni modo. Sapere che usa le parole, la confidenza e la conoscenza dei fatti della vostra vita per poter affondare di piu', il coltello. Anziche' lenire, e consolare. Che vi giudica, e nel farlo parla di qualcuno e qualcosa che voi non siete (ma assomiglia terribilmente a lei), che vi attribuisce pesi e colpe che non avete (ma son carichi che somigliano un po' troppo ai suoi), ecco.
Niente. Sappi che ti rimane il collo irrigidito, e la voce roca. Per un po'.
E una sgradevole sensazione tipo cacca tutto intorno...
Ecco, vedi? Mi pare proprio il ritratto di mia madre. Caspita se è uguale!!! Certe urlate...certa bile che mi sale e mi avvalena la bocca! E poi non ascolta! E fa paragoni alla cazzo giusto per affondare il coltello. Per non parlare poi di quando mi mette in imbarazzo davanti alla gente. Ma le urlate al telefono....quelle proprio uguale uguale come a te. Unica differenza: la mia non c'è più. Da tre anni e tre mesi. Pace. Silenzio... Vuoto. E ancora adesso mi vien da prendere il telefono e chiamarla per gridare un pò. No. Non per abitudine. Mi faceva morire...accidenti... quello sì...Ma non è per abitudine.
RispondiEliminaE' triste, molto.
EliminaNon posso sapere adesso come mi sentiro', ma temo che la rabbia che ci hanno fatto fare la porteremo ancora a lungo dentro, ad ogni modo, che siano ancora 'presenti' o meno. Perche' il ricatto morale con cui hanno soggiogato la nostra vita, non cambia.
Ti abbraccio, con enorme solidarieta'...
proietta se stessa su di te. tipo specchio riflesso, sai?
RispondiEliminama il problema è suo. tu non sei il suo specchio da borsetta. tu sei tu e sei forte come una roccia, come un cannone. ecco.
ti abbraccio
Sentire questo da una persona che amo, e che mi conosce e' un balsamo:')
EliminaPero' sai bene come succede, quelle sono parole che sanno dare forti scosse, proprio nelle fondamenta.
Dueppalle!;)
(grazie, davvero)
P.S. la fotografia del post, no, non ha nessun legame con le parole. Del resto non e' un obbligo.
RispondiEliminaE' uno scorcio della mia citta' al tramonto.
Con quel silenzio, che ti metti li' e pensi, e guardi le auto scorrere sulla sopraelevata.
E niente, mi piaceva, tutto qui:-)
...ecco...il mio commento di ieri se l'è mangiato blogspot :-( se mi loggo con wordpress.
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