facoltativamente rossa...

07/02/12

Un bel dietrofront...

tramonto pecorino!
Tanto e’ ora di pranzo, posso anche scaldarmi scrivendo, sistemando meglio il piumino che mi tengo sulle gambe, come le vecchiette davanti alla stufa. Peccato che la stufa qui non ci sia.
Eppero’, non si impara mica niente dalle situazioni, secondo me. Che se ci guardiamo intorno, la maniera per migliorare, per vivere diversamente, c’e’ anche.
Che ti rendi conto, per aver avuto la presunzione di bastarci, di non dipendere da nessuno, di voler essere preziosissimi, ci siamo ridotti a una marmaglia pettegola, ignorante e senza cuore. E’ colpa della tivu’ che grida e delle favole in meno che ci hanno raccontato, secondo me.

Che vuoi mettere? Ora faccio una apologia, lo so, pero’, immagina:

Quelle grandi case, con dentro nonni, zii e zie zitelle, e baldi uomini dalle braccia forti. Tutti i bambini piccoli, dentro, che non erano mai soli e l’asilo era solo una struttura correttiva utile a minacciare in caso di capricci. Quelle case dove la depressione era vista subito, e una mano era pronta a scaldare il cuore. Anche a litigare, certo, in maniera umana. Con gli altri che non si fanno mai i fatti loro e ti ronzano intorno e sputano sentenze. Umanita’. Certo, fastidiosa umanita’. Con i dolori messi a nudo, ma nei quali ti puoi specchiare.

Dove non muori in casa tua e ti ritrovano imbalsamato, un anno dopo i Vigili del Fuoco. Dove non hai solo un cellulare a disposizione per parlare con qualcuno. Hai facce intorno, e corpi caldi. Hai pezzi della tua vita’, li’. Parenti, ma non solo. A volte no. E pettegolezzi, cucina fatta insieme, e mele a dormire sulla paglia nel sottotetto. I grembiuli che si riempiono di piselli sgusciati, le stufa che fa il nero tutto attorno, e ogni tanto se la apri senti l’odore del pane che cuoce. Mentre sopra borbotta arrabbiata una pentola che schizza, dal coperchio inclinato, una minestra di verdure.
Era una normalita’ che faceva vivere con una fatica diversa, possiamo raccontarci quello che vogliamo. Con orari legati alla natura, e non alle ferrovie. Con la luce che cambiava con le stagioni e le persone con lei. Con i dialoghi intorno al fuoco, le serate lente come un abbraccio.
Abbiamo perso tutto questo, l’ascolto, il sostegno, anche il confronto del litigio e della convivenza. Tutto.
Ci rimane un inverno ghiacciato, e noi che non sappiamo piu’ come darci aiuto, come resistere nelle case sepolte dalla neve, legati a qualcosa che non ha piu’ niente di intimo, di vitale.

E non c’e’ piu’ nessuno che alla sera ci racconti una storia che ci aiuti ad andare avanti…

4 commenti:

  1. Ecco...dov'è che devo firmare? pensavo la stessa identica cosa. Uguale uguale. E per quanto io e te per certi versi la pensiamo allo stesso modo...a me l'idea di un bel dietrofront non mi pare solo un vaneggiamento di due Moniche a 600km l'una dall'altra. A me sembra proprio LA soluzione a un sacco di cose.

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    1. Gia', ma temo che molti lo vedrebbero come un passo indietro nelle liberta' personali, credendo di essere molto piu' liberi adesso, che siamo schiavi di un modo di vivere innaturale...

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  2. guarda, una famiglia allargata e ritmi più umani sono il mio sogno. e non da ora che vivo a milano, anche se qui sento ancora di più la solitudine, e la nostalgia.

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    1. Si, posso intuirlo, se un po' ti conosco:-)
      Forse dovremo inventare un nuovo modo di abitare - che poi e' vecchio come il mondo, solo un po' dimenticato - quello in cui si affittavano ad altri stanze, pezzi di casa. Un po' per egosimo, per non sentire solo i propri passi e un po' per far fronte alla crisi.
      Ma non conosco nessuno che verrebbe a vivere dove sono io, in mezzo ai lupi!:-D

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