facoltativamente rossa...

04/10/12

Ma quante vacche da latte!

bestia curiosa (2)

Mi chiedo quando noi donne verremo considerate persone.
Probabilmente quando gli umani, inizieranno a pensare che anche gli animali pensano e sentono, e che la stupida convinzione che siano inferiori, derivi solo da ignoranza nostra, non loro, e che il solo fatto di usare un linguaggio diverso, per comunicare, non ci deve far pensare che essi non ne siano in grado.
Che gli animali siano senzienti, non ho dubbio alcuno; per gli umani qualche pensiero dubitativo lo farei, invece. Ma tant’e’, questa e’ una cosa comoda da pensare quando vuoi trovarti una scusante, una giustificazione al fatto che tu, di quegli esseri pensanti te ne cibi, come fossero cose a tua disposizione. Insomma, del tuo vicino di casa o di tuo zio non ti serviresti per fare cotolette, no? Non hai nessuna tradizione aborigena cannibalica alle spalle, sicche’. E invece la mucca e il maiale si. Quelli si puo’, e allora giu’ minchiate per sostenere che e’ lecito. Sono sporchi, sono animali del diavolo, sono stati fatti per l’uomo: le religioni danno sfoggio di grande comprensione dell’universo, da sempre.
E per la donna? Che stadio di considerazione animale conserva? Perche’ magari non e’ esattamente sullo stesso piano della mucca da latte (so per certo che alcune di queste fanno una vita migliore e piu’ riposata di molte madri di famiglia), ma poco piu’ sopra. Di poco. Credimi.

Se e’ vero che oggigiorno -  siamo le prime ad autoinfliggerci questa tortura – la femmina e’ considerata a peso. Nei secoli e decenni scorsi la donna andava bene se pesava molto, se era bella grassa.  Era indice di prosperita’ (che mica tutti si potevano permettere di mangiare regolarmente), di ricchezza. La floridezza era nobile quanto il pallore e l’incarnato roseo. Altro che abbronzature estive! Ora e’ diverso:  la femmina deve essere esile, un fuscello. Uno scheletro con i vestiti, perche’ se pesa poco significa che ci tiene, che fa dieta, che frequenta palestre, gli hammam, le estetiste e magari si spara anche qualche siringa di botox. Fa figo, capisci? 
E dopo esser stata valutata a peso, la femmina deve anche esser costretta in stoffe (poche e nei punti giusti) che mettano in risalto questo peso perfetto. Oltre esser brava a mantener questa forma su strane strutture chiamate scarpe – ma sono strumenti di tortura, ne’ piu’ ne’ meno del cattolico cilicio – possibilmente tacco alto (dal 12 in su). Che per alcuni maschi non significa nulla, se non una particolare degustazione di chiappe bene esposte in alto (si’, e’ questo l’effetto dei tacchi vertiginosi), ma per la femmina, portatrice insana, significa camminare in precario equilibrio, sempre. Praticamente e’ come correre a piedi nudi sui vetri di un Bohemia rotto.

Ma non lo ammettono facilmente, le femmine, per cui le sentirai dichiarare che “lo faccio per me stessa” (vale anche per le diete) e “e comunque sono comodissime” (sticazzi).
Ecco. Per dire che, quando una donna sotto i riflettori come puo’ esserlo una cantante ammerigana, si dice felice cosi’ come e’: ovvero ingrassata. E che ha imparato a fregarsene, ecco. Quasi quasi inizi a pensare che qualche buon segnale, in giro per il mondo forse c’e’.

Poi, apri il link dell’articolo, di questa cantante che se ne frega dei chili, guardi le fotografie che la ritraggono e pensi che ‘grassa’ equivale a "assolutamente normale". O meglio, a cio' che dovrebbe esserlo.  Che non ha niente di grasso, che e’ una femmina che mangia. Tutto qui. E che quando era magra era al limite della trasparenza. Percio' chapeau a lei, eppero'.
Ci vorra’ davvero ancora molto tempo, molte ingiustizie, prima che una femmina sia anche una persona, e non solo una mucca da prendere a peso.

Tu sia dannata...
Soprattutto ci vorra’ ancora molto prima che certe femmine smettano di essere, loro, per prime, a sentirsi cosi’. Ad accettare di essere cosi’.
Che guarda, proprio nei giorni scorsi c’e’ stata una sentenza di un Tribunale, davvero che mi fa andare gli occhi fuori dalle orbite. La trovi qui. Che questa signora aveva chiesto l’addebito della separazione al marito, poiche’ questo si era comportato in maniera molto antica, quasi di prassi e le aveva messo su un bel palco da daino: di corna. Ebbene, il Tribunale ha deciso che lui non ha colpa, delle corna, perche’ la moglie e’ rea di non voler figli. E quindi, lei, mucca che non vuol fare vitellini, come si permette di offendersi? Come puo’ chiedere a un toro  di non ficcare il suo pene desideroso di prole in altrui vagina, piu’ desiderosa e feconda??
Ecco l’orrore, il doppio tradimento. Come moglie, e come essere umano: ma cosa significa? Sentire i propri sentimenti traditi non e’ abbastanza? Non e’ la delusione di un rapporto defraudato? Di una solidarieta’ che si spezza? Di una comunione che non e’ piu’ a due, ma a tre?
Non e’ gia’ doloroso abbastanza, tutto questo? Perche’ aggiungerci questo sotterraneo, sottointeso “del resto e’ colpa tua, che non eri abbastanza femmina per servire il tuo uomo, senno’ che femmina e moglie sei?”, questo latente “raccogliere lo sperma di tuo marito e’ tua precisa funzione e obbligo”, che saranno anche molto cattolici, ma non hanno nulla dell’umanita’ che a una persona andrebbe riservata.
Quindi, l’esempio iniziale della mucca, degli animali, non era mica cosi’ privo di senso, sai?

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