facoltativamente rossa...

31/10/16

Noi no. Noi, no...


Ho avuto un momento di smarrimento al pensiero che oggi, proprio oggi, questa giornata.
Proprio questa, riguarda anche me e te.
E lo trovo strano, perché quando ti penso, penso all'uomo che amo. Penso alla parte più profonda e più importante della mia vita.
Penso alle tue braccia, al tuo, nostro respiro. Penso alla tua voce e alle cose che ci diciamo, anche adesso.
E non sono capace di pensare che dovrei porti nella schiera di chi oggi commemoriamo: i morti.
Non sono capace di pensarti "non più vivo", perché è la bestemmia più grande ch'io possa non tanto pronunciare, quanto pensare.
Tu sei.
Sei come un anno fa. Come due anni fa.  Sei nella stessa maniera di quando ti guardavo con gli occhi innamorati, assorbendoti, annusandoti, respirandoti: sempre.
Non c'è nulla nel più profondo del mio essere che non ti parli, che non ti desideri in quanto "te". E questa cosa che tu sei, che sei sempre stato, non è cambiata.
Sei  tu.
Perciò, soffermandomi qualche istante, poco fa, mentre inoltravo post (lavorativi) legati alla festa di Ognissanti, ho avuto un sussulto. Quanta leggerezza mi stava facendo leggere di riti e di ricordi...
Come se la cosa non mi riguardasse, non ci tangesse.
Poi è stato uno spiraglio, improvviso.
E come un'ondata, terribile, sommergente, ho capito: riguarda anche noi due. E' la festa del ricordo, dei defunti, di chi è già passato oltre.
Ho dovuto ammettere con me stessa, e con te, che ci riguarda. Che ne facciamo parte.
Ma non credo di capirlo sino in fondo.
Perché se c'è una cosa che non riesco a fare mia, è proprio questa cosa che non ci sei. Che non torni a casa. Che la mattina è inutile che io metta due tazzine sotto alla macchina dell'espresso. Che è inutile che cambi le tue scarpe, in entrata, con il cambiare delle stagioni. Che non serve raccogliere le foglie autunnali, in giro nei viali di Torino (non ha senso, lo so) per portartele in dono; appoggliandole alla teca, vicino alla tua maglietta gialla, quella che indossavi quando ci siamo visti la prima volta nel 2003.
Non serve a niente.
Eppure non l'ho capito ancora. Perché per me sei un pezzo della mia carne, sei parte di ciò che respiro. La parte migliore dei miei pensieri. E non ho (non abbiamo) bisogno di questa ricorrenza, perché forse non ci riguarda ancora.
Finché sei vivo in me, sei vivo.
E tanto basta.






2 commenti:

  1. L'ho sempre pensato anch'io. Non vado al cimitero a commemorare perché chi amo é con me sempre. E quindi non faccio parte di questa ricorrenza e non me ne importa. Dobbiamo prendere,atto di chi non c'é? E chi lo ha detto che non c'é, solo perché adesso é altro, non c'é? Io penso Monica che lui ci sia, che loro ci siano, ad un livello diverso dal nostro, sono aria che respiriamo, luce che ci illumina e buio che ci avvolge mentre dormiamo. Continua a pensare a modo tuo e ad amare a modo tuo. Lui ti ama a modo suo.
    Armando

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    1. Sono parole che fanno bene al cuore, grazie. Davvero.

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