facoltativamente rossa...

24/07/16

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Un altro ventiquattro.
Ne conterei quattordici, se avesse un senso contarli. Ma non ne ha più.
Per me, non ne ha alcuno.

So solo che sto, lentamente, imparando a mettere a fuoco gli avvenimenti che ci hanno travolti. E imparo verità che sono solo nostre.
Ho iniziato a detestare chi fa la classifica dei dolori, delle disavventure, degli incidenti. Mettendo in fila e per grado le cose che può o non può provare un Cuore.
Ho imparato che la vita altrui è un cristallo fragile, in cui non si può e non si deve porre giudizio. Ascolto, se necessario. E nient'altro.
La stanchezza di dovermi sentire in colpa per aver accusato il lutto come se fosse un lutto più forte di quello altrui.
Pietà.
Almeno non fatemi gareggiare. 
So solo che cosa provo io, noi. E non riesco a essere interessata a fare una corsa e rincorsa a chi patisce più di me. 
Quell'unica cosa che so, è quello che provo. E quello che provo (proviamo, MioCuore, ne sono certa), è che per ognuno di noi esiste qualcosa che viene avvertito come "la fine del mondo".
Questa, è stata la nostra.
Nessuna persona che si ami profondamente è sostituibile con 'altro'. Non lo è un genitore, non lo è un figlio. Non lo è la persona che rappresenta tutta la tua vita.

E per me, sei tu la persona più importante di tutta la vita. 
Per me, Miouore, sei fratello, migliore amico. Padre e madre. Figlio.
Tessevi la tela di tutte le posizioni che si sono accumulate nel mio cuore, e le annodavi in un'unica presenza.
E' sparito tutto.
E l'unico dono che mi sento di aver capito, è che il nero più fondo ti mette nelle condizioni di imparare. Che chi ti ama davvero non va via, mai.
Che anche l'aria che respiriamo non si vede.
Ma respiriamo. E ci tiene in vita.

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