facoltativamente rossa...

19/02/13

La dignità del silenzio.


La perseguo, la rivendico, la auspico.
Non riesco a comprendere questo desiderio pornografico di insinuarsi nei dolori altrui. Commentando, elaborando teorie, facendo supposizioni. Non sopporto che (e non capisco se sia una piaga tutta italiana) i protagonisti della nostra curiosità, spesso, siano i delinquenti e non le vittime.
Sì, chi delinque. Perché Oscar Pistorius sarà anche un bravo atleta, ma resta un uomo che si è armato – a quanto pare – prima di mazza da cricket e poi di pistola. Per dare sfogo alla sua gelosia, alla sua sete di possesso, non importa per cosa. E' che si sta parlando solo di lui, e di quella vittima, giovane e nel pieno della vita, poche righe. Giusto per dire che era molto bella. Perché? Fosse stata priva di avvenenza, meritava quegli spari? Anzi, non dicono solo quello: "era anche laureata.” Quasi a voler scusare quella sua peccaminosa bellezza: persino intelligente! Ma tu guarda.
Perché tutto il razzismo che si nasconde in questo modo di riportare le notizie, è ormai talmente infiltrato sottopelle, che non ce ne accorgiamo più.
Non ci accorgiamo di aver letto ben poche notizie relative alla vittima, ma per contro un mare di pagine dedicate all'eroe decaduto. Quello fa più notizia.
Siamo animali pronti a regredire allo stadio più infimo dei nostri istinti, distruggendo, spezzando ed eliminando quello che non rientra nelle nostre volontà, quello che ci sfugge di mano.
E quando leggi la notizia di un padre che per difendere la figlia di cinque anni, che vede stuprata, uccide un uomo ma non viene per questo condannato, capisci tutto il limite e la fragilità degli esseri umani. Soprattutto a giudicare dai commenti dei belatori di professione, i cristatori della rabbia nel mondo, quelli che “ha fatto bene il padre!” e “hanno fatto bene i giudici”.
Ma come si fa? Come puoi permetterti di giudicare un dolore?
Puoi solo immaginare, cosa significhi. Un padre che vede un altro uomo nell'atto di aggredire bestialmente la sua bambina di cinque anni: la sua reazione che è un esplosione di rabbia. E il suo stesso sgomento per l'azione compiuta, tanto che con i famigliari tenta di rianimare l'uomo appena aggredito.
Ecco, è lì che scende il silenzio.
Ma come fai a fare il tifo – come nel più gretto stadio di calcio – per una situazione del genere? Come puoi giustificare un uomo che ne ammazza di botte un altro? E insieme, come puoi non capire la sua reazione? Ho detto 'capire', non 'giustificare'.
Perché, come si fa - mi chiedo - a giudicare il dolore degli altri? Mettersi nella loro pelle, nei loro errori. Immedesimarsi nella bestialità come nell'umanità. Sono due estremi così fragili, e così vicini fra loro...
Non sarebbe molto meglio un dignitoso e rispettoso silenzio?
E' che questo è un mondo che non si vuole più bene, è un mondo dove non esiste moralità, dove non esiste etica. Dove tutto è capovolto.
Chissà quando ricominceremo a pensare con testa e cuore, senza più farci guidare dal buco del culo?


2 commenti:

  1. il fatto è che quando sono i personaggi famosi, idolatrati, a cadere, fanno più notizia. Ho sentito un'intervista ad un giornalista sudafricano ed ha detto che Pistorius era noto per essere violento e dedito all'alcool, ma essendo anche il primo corridore senza gambe ad aver partecipato ad un'olimpiade, molti erano pronti a passare sopra questi "dettagli" per parlare dell'eroe...

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    1. Esatto Diego, è quello che intendo: non sappiamo più valutare le qualità dell'anima, diamo la precedenza all'esteriorità, all'apparenza.
      In una società *civile* Pistorius avrebbe avuto il plauso per la meravigliosa determinazione nel superare il suo handicap, per i suoi successi, ma sarebbe stato aiutato nelle sue debolezze. Nessuno, invece, porge la mano a un 'potente' che sta sbagliando. Nessuno gli dice che è sulla "cattiva strada".
      Siamo degli amorali di pupù...

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